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PASQUA:
LA PASSIONE
DI GESUALDO
La rappresentazione della Passione di
Cristo che si svolge a Gesualdo, fu concepita per la giornata del
"Venerdì Santo" di Pasqua. Ideata, curata e sceneggiata dal comitato
"Venerdì Santo" composto da Franco Caracciolo, Gerardo D'addese,
Raffaele La Torre, patrocinato dall'assessore alla cultura Raffaele
Fulchini, con la partecipazione fondamentale del "Coro di Santa Maria
delle Grazie", all'uopo organizzato da Tecla Solomita (costumista),
della "Gioventù Francescana" e della pro-loco "Movimento Giovanile".
Scaturisce nel'ambito delle attività culturali, che ruotano intorno al
convento francescano, nello spirito di rivalutazione della figura del
musicista principe Carlo Gesualdo, mecenate, come suo padre e i suoi
successori, del convento con annessa chiesa dove, lo storico e studioso
Annibale Cogliano, ritiene sia sepolta la salma sua, insieme a quella
del figlio Emanuele e dove è custodita "la pala" misericordiosa che
ritrarrebbe anche il musicista principe e uxoricida nell'atto di
supplicare la grazia di Dio e la misericordia per i suoi peccati,
secondo la consuetudine aristocratica dell'epoca, per assicurarsi la
vita eterna, tramite l'intercessione della Madonna, S. Francesco,
l'Arcangelo Gabriele, S. Domenico, Maria Maddalena, S. Caterina e lo zio
materno S. Carlo Borromeo.
Il comitato, ha voluto, in maniera del tutto
suggestivo e fantastico, mostrare il concetto e l'esternazione religiosa
del principe-musicista don Carlo, che ha rivolto una parte importante
della sua produzione artistica alla composizione di musica sacra "di
espiazione" rivolta al periodo sacrificale della vita di Cristo e del
momento in cui si avvera il mistero profondo e dirompente dell'essenza
cristiana come lo è stato, per il mondo cattolico, <<La Redenzione>> .
Il "principe dei musici" lo fa componendo le "Musiche delle Tenebre"
liturgiche dei Responsorii e del Miserere, propri del periodo di
Passione e della Settimana Santa. Infatti la manifestazione è immaginata
e realizzata inscenando la condanna e morte di Cristo, esattamente in
quei luoghi ristrutturati ed edificati dai Caracciolo, Gesualdo e
Ludovisi alternativamente succedutisi nella signoria del territorio.
Proprio quei luoghi intensamente vissuti, nel momento particolare del
rifugio, all'indomani dell'uxoricidio commesso a Napoli, da don Carlo,
quando colse, in flagrante adulterio, la moglie Maria D'Avalos e il suo
amante Fabrizio Carafa. Gli stessi luoghi e i medesimi edifici che hanno
avvolto e ospitato "il corpo maciullato e l'anima tormentata" penitente
e estasiata, tanto più martoriata quanto più elevata fu, la musica, le
languide melodie e l'estro geniale del compositore Carlo Gesualdo.
Realizzando e compiendo, idealmente, un lavoro compiuto dal principe,
per questa manifestazione, consci del peccato d'immodestia, alla quale,
con le scene si da la compiutezza, proprio secondo una incognita e
fantasiosa volontà testamentaria, mai esistita. Le scene volute
rigorosamente notturne, con le immagini e gli avvenimenti eccezionali
della vita di Gesù, raccontati con recite viventi, luci, musiche, rumori
ed effetti speciali di grande impatto emotivo, a cui la musica
dell'illustre cittadino di Gesualdo insieme ad altre come quelle di
Morricone, Pink Floyd, ecc. fa da colonna sonora quasi per l'intero
percorso. La rappresentazione parte dalla chiesa di S. Nicola che
simboleggia i luoghi del Sinedrio e del palazzo di Erode , con Gesù
condotto in catene alla Cappella Del SS. Corpo Di Cristo, "Il
Cappellone" (1), che, per l'occasione, ospita il Pretorio e Pilato, al
quale cospetto Gesù, trascinatovi dai "sacerdoti" e da Caifa, viene
accusato, processato, flagellato e condannato a morte.
Da qui si diparte
la "Via Crucis" secondo gli schemi tradizionali del teatrino medioevale,
che si arrampica per le vie che conducono al castello abbarbicandosi sui
primi bastioni. Il Castello diventa il Calvario della Crocifissione,
Morte e Ressurrezione, nell'incanto emozionante e suggestivo dei luoghi
percorsi da spiriti turbati e agitati, in quei luoghi dove anche l'anima
di don Carlo visse la sua espiazione, il suo più personale tormento, la
sua stregata inquietudine e la sua elevazione al cielo, si vuole sperare
redenta. Vivendo in intensa diretta le emozioni più profonde che
scaturiscono allo stesso tempo dal drammatico mistero del cristianesimo
(supportato da effetti speciali e spettacolari, coinvolgenti) e lo
struggente rimorso del principe assassino agitato e turbato nella sua
coscienza morente, dai suoi scrupoli e dalle sue paure rivolte verso
l'ignoto mondo dell'aldilà, attraverso la sua musica. Qui, proprio
attraverso quella sua musica delle tenebre, lo si rivede, come lo si può
immaginare per ogni uno di noi, spiritualmente in croce con Cristo e
nella massima contrizione. La scena si chiude con la vittoria di Cristo.
Con il prevalere della misericordia infinita di Dio e della sua luce
sulle tenebre. Con la Resurrezione dell'anima e del corpo di Cristo,
così come lo sarà per tutti noi, anche per il penitente musicista,
grazie alla infinita Misericordia Divina. Poi tutto rimane magicamente
fissato a quel momento dove tre croci, davanti alla torre dell'Angelo,
restano vuote, luminosa quella di centro, ammantata delle vesti del
Salvatore. Intanto le sue musiche, tutte quelle scritte dal grande
madrigalista vissuto a cavallo tra il 1500 e il 1600, principe sì
dei musici, accompagnano la folla che lentamente si disperde nella
piazza sottostante l'antico Maniero-Calvario. Le note dei suoi madrigali
si fanno lamento. Supplica per le sue colpe. Interrogatorio-accusa.
...
Il tuo amore
è passato come un seme alato
al disopra del muro del mio
giardino,
per andarsene a germogliare
nei campi cespugliosi.
Il tuo amore
il mio fiato lo ha spinto
davanti,
non ne avevo bisogno
...
che cosa ho da portarti
oggi?
...
Ho morso nel frutto che
tu mi hai affidato.
...
Le mani che io
vorrei aprire si
congiungono e si torcono.
Stanno ancora soffocando
un fragile uccello bianco.
...
Mi piace contemplare
il suo bagliore nell'occhio
sgranato,
quando mi chino sulla
pelle dolce e calda della
mia vittima per ritrarre
l'arma rubandogli la vita!
....
Musica!
Non abbandonarmi!
ho nel cuore un nido
palpitante di note vibranti.
Stanno per spiccare il volo!
Corde del mio liuto
tendiamo loro le reti!
Teniamole prigioniere!
Colui verso il quale io vado
cosa troverà in me se
la musica se ne andrà?
...
NO !
NON HO NIENTE
DA DARTI, SIGNORE!
NIENT'ALTRO,
SOLTANTO LA MIA MUSICA!
AL VENTO SEMINATA,
DIMENTICATA,
RITROVATA!
SOLTANTO LA MUSICA
DI UN POVERO MUSICISTA
ASSASSINO!(2)
(1) Il Cappellone. Dagli ultimi studi e
dagli scritti dello storico moderno, il dott. Annibale Cogliano: "La
Cappella del SS. Corpo Di Cristo: una sinagoga travestita?" su documenti
contabili di fine 1600, rinvenuti di recente (1997) grazie alla solerzia
e all'oculatezza del dott. Enzo Savignano, dipendente comunale dello
stato civile, hanno portato alla luce quanto tradotto dal Cogliano, che
il "Cappellone" sotto le vesti di luogo pio "dell'Università" (comune di
un tempo), nascondeva una macchina economica potente che, da un lato
eredita i rapporti di forza consolidati già agli albori dell'età moderna
e da un altro, si trasforma in straordinario fattore propulsivo delle
dinamiche di sviluppo cittadino.
(2) Da Gesualdo: I suoi luoghi, la sua
musica. Drammaturgia musicale di Jean Pierre Nortel (dai Responsoria e
dal Miserere di Carlo Gesualdo principe di Venosa).
Franco Caracciolo
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